ASSASSINA

Data e luogo di pubblicazione  In Teatro del Sarto, Ubulibri, Milano 1990

Linguaggio palermitano e italiano le didascalie (presente traduzione a fronte)

Personaggi Vecchina (Agatina), Omino (Gasparino), Santina (Gallina), Mosca, Lucina, Fanciulla, Vecchio, Beniamino

Versione  altre 1984,  sett.1996, nov. 2005, feb. 2006, genn.2008 (con  II parte), mag. 2010, genn. 2011 (con II parte)] 

 

 

Analisi

 

La didascalia iniziale descrive i ruderi di un palazzo antico, confuso in un mucchio di stracci dove un vecchio beve vino  e scrive indisturbato e senza interagire mai con gli altri se non alla fine; quasi un rito o una magia prima che lo spettacolo abbia inizio, eccolo l’autore: le sue sono parole che volano nell’aria, racchiudono tutte le immagini, i personaggi e le voci; accennano alla casa che è una caverna, all’immagine - che è al contempo oscura e lucente - della luna, al vino e alla lama, alla creazione e alla morte. Per lunghissimo tempo, sembra che i due protagonisti, una vecchina e un omino, abbiano vissuto contemporaneamente nello stesso luogo senza mai incrociarsi; entrambi hanno simili abitudini (una pulizia personale accennata, un saluto alla gallina Santina, un orecchio alla radio..), conoscono la stessa canzone, hanno dato stessi nomi agli animali che abitano assieme a loro, a volte voci senza corpo parlano loro, azzurre luci li avvolgono. Agiscono la loro quotidianità, canticchiando, con calma, salvo poi scoprirsi e scatenare  «una lunga bellissima sfida poetica e inevitabilmente comiche che li costringe ad ammettere la convivenza, ma anche un rapporto di identità». Il luogo d’incontro è il letto, forza l’intimità tra i due li spinge ad una lotta ravvicinata che li porta a colpire ma anche a ritrattare subito dopo e, allo stesso tempo, getta il seme del dubbio, lascia aperta l’interpretazione se effettivamente siano svegli o addormentati, essi stessi ipotizzano di poter essere anche la stessa persona, parte l’uno dell’altro.

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