ROSOLINO 25 FIGLI

Pagine 66

Datazione 20 ottobre 2009

Personaggi Per’i Ciocca (vecchio guitto) Teresa (sua moglie), Pesafumo (suo figlio), Farina (buffo panettiere),  Lino (suo figlio, sempre con un piatto di pasta al forno in mano) Amalia (giovane fanciulla, figlia di Tiberio), Jole (madre di Amalia), Tiberio, Vecchio e Vecchia (genitori di Per’i Ciocca), Vecchio e vecchia (genitori di Teresa), Nicoletta (vecchia madre di Tiberio), Gobbo, Luppino, due creature

Linguaggio  palermitano, didascalie italiano. Alcune battute presumibilmente sono cantate

 

 

Analisi

 

Un vecchio ubriacone e la sua famiglia mettono in scena ogni sera sempre la stessa farsa, che dà il titolo al testo. Tratta di un uomo gobbo di nome Rosolino che di mestiere pronosticava i numeri a lotto; sempre pronto a procurare un pezzo di pane ai suoi numerosi figli e ai quattro nonni, i quali abituati a esser sfamati,  dallo stesso le prenderanno di santa ragione quando lo tempesteranno di insulti nel momento della mancanza di cibo. Tornano, in forma brillante e giocosamente comica, alcune delle tematiche tipiche dell’opera di Scaldati: il cibo e la fame o il conflitto giovane-anziano. Capita che la storia raccontata spesso si interrompa per cause esterne: è la vita che si intromette nella realtà, e ha la forma di topi che fanno spaventare Teresa, la comparsa di un Pupo di Pezza che fa continuamente  infuriare Per’i Ciocca, l’occhio nero che questo misteriosamente si procura, l’arrivo dei nonni. Capita, anche, che la scena si svuoti, inondata da argentea luce e che le apparizioni scompaiano.

Dalla didascalia iniziale si rileva la temporalità inesauribile di questo rito: da infiniti anni, ma la farsa raccontata è il teatro stesso, nella sua natura richiedente una continua messa in prova e in rappresentazione di fronte qualcun altro. Proprio in ragione di questa esplicitata  metateatralità, si riscontrano di frequente i termini legati alla finzione, allo stupore, alla magia creata dal racconto. La storia continuamente interrotta trova il modo di esser raccontata a più voci; c’è chi, stizzito, si affaccia dalle numerose finestre, e riprende il racconto. Il discorso può incantarsi, può esser dimenticato, oppure, come per il Krapp beckettiano rimandato all’infinito con un nastro magnetico. Per’i Ciocca definisce la storia  “un cunto”; pur non avendo il testo una forma riconducibile a quel specifico modulo recitativo incalzante e sincopato, molte sono le litanie così come i lunghissimi elenchi, le cui strutture riprendono espedienti metrici e ritmici per una ottimizzazione della memorizzazione: nelle enumerazioni asindetiche (a partire dall’elenco dei venticinque nomignoli dei figli di Rosolino fino ai mestieranti del rione, dai numeri del lotto agli animali sofferenti), si riscontrano consonanze e assonanze, rime, associazioni di pensiero, metafore e similitudini.  Il  racconto  non è solo fantasia, sostiene Per’I Ciocca di aver incontrato sul serio la famiglia mitica di Rosolino, e facendo così contribuisce ad accrescere il valore della storia poiché ne acquista in veridicità. Un’unica volta ma che l’aiu stampati cca/ rintr’o tiatrin’a/ mirudda, nel teatrino della mente dove sono conservate sembianze, mosse, parole di ognuno. 

Per’I Ciocca: - mi riord’i semminzi r’ognun’e pur’ / i mossi; puru ogni parola, iu m’/arriordu.. e ogni cosa è ora / ‘o scenariu i l’occhi e cu’a/ vostra compiacenza, ‘zocc’a/ vistu, cu l’arte fina me v’arrappresentu…/ ma’a rappresentazion’un po’ aviri iniiziu/ senza a canuscenz’e ‘nciur’e vinticincufigg’’/ i Rosolinu e Rosa…/ Pisafumu, attacca co pianinu/co paniinu. .

Pesafumo:  - see.. ca mujrtatella.

 

Bisogna considerare anche che, durante un’interruzione della storia nella quale  il tempo sembra come se si è svuotato, un personaggio, Luppino, evoca la figura di Per’I Ciocca come da un passato lontano, di cui ora non rimane che il ricordo. Il presentimento che quest’ultimo non sia qualcosa di reale ma un abitante che esisti n’on munnu c’on esisti, si ritrova, più avanti, quando tutti gli altri  familiari commedianti si ritirano spaventati in casa. L’ubriaco, attribuisce al vino le visioni, ma del resto questo è il mondo dove gli spiriti fastidiosi non infastidiscono per volontà propria ma perché quello è il loro destino. A questo piccolo tormento, anche alla morte si può dar conforto: non si seppe più nulla di Rosolino, ma poiché tutti conoscevano bene la sua storia la fantasia rischia di esser confusa con l’avvenimento: poiché ricordato, Rosolino era verità, o solo un cunto? 

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