Franco Scaldati

Biografia di Franco Scaldati
a cura di Viviana Raciti

 

Io sono le persone incontrate; amate o odiate. Sono i libri che ho letto. I film che ho visto, i quadri contemplati, la musica che ho ascoltato e, più tutto questo lo conservo entro di me, e più appartiene agli altri


Franco Scaldati, attore regista e drammaturgo, nasce il 13 aprile 1943 a Montelepre, piccolo paese alle porte di Palermo, che presto lascia insieme alla famiglia per trasferirsi nel capoluogo siciliano, dove il padre ebbe in gestione due bar. Smette di frequentare la scuola prima di conseguire la licenza elementare e a dodici anni inizia a lavorare presso la nota sartoria di Peppino Ferina, lavorandovi fino al 1978. Significativa questa prima esperienza che non solo lo identificherà nell’ambiente teatrale come “il Sarto” (da qui prende il nome la storica formazione della Compagnia del Sarto, attiva tra gli anni ‘70 e ‘80, formatasi in seguito alla messinscena de Il pozzo dei pazzi), ma la pratica di confezionamento degli abiti sembra trovare un corrispondente metaforico nella modalità di creazione dei suoi testi. Per tutta la sua vita Scaldati elaborò e scrisse i testi che chiedeva alla sua compagnia di interpretare: al mattino l’attività di scrittura in solitaria; di sera gli incontri durante i quali le parole acquisivano voce, messe alla prova nella pratica scenica. A fronte di una produzione drammaturgica molto vasta, per la maggior parte in palermitano, finora solo 13 opere sono state pubblicate, mentre si contano 36 inedite e 11 riscritture a partire da testi noti.

Durante gli anni di lavoro presso la sartoria inizia a provare un grande interesse per il teatro, scrive e legge continuamente ma desidera fare l’attore; decide così di tentare il provino per la compagnia di Nino Drago, I Draghi, con la quale debuttò nel 1964 nello spettacolo Ricorda con rabbia di John Osborne [cfr. Drago, intervista video del 2/6/2013 https://www.youtube.com/watch?v=4yX35LOolZc]. Con Drago lavorerà fino al ’68 (tra gli spazi del Biondo e il teatro aperto dallo stesso Drago, il Bunker), recitando su testi di Capuana, Pirandello, ma anche Beckett e Fo. Durante questo periodo il lavoro teatrale sembra imprescindibile dalla militanza politica tra le vie del quartiere ZEN a Palermo. È proprio in questi anni che gravitano attorno Scaldati alcuni degli attori che saranno compagni delle future avventuri teatrali: Melino Imparato, Ninni Truden, a cui, in seguito, si aggiungerà anche Gaspare Cucinella.
Tra il ’72 e il ’73 riprende l’attività di scrittura abbandonata durante i primi lavori come attore, apre un piccolo spazio chiamato Re di Coppe, che tuttavia è costretto a chiudere dopo solo un anno; rifiuta «la politica, il teatro degli stabili e quello delle cosiddette avanguardie», preferendo un teatro che esaltasse l’attore e i suoi mezzi espressivi.
Dal 1974 al 1978 Scaldati riprende a lavorare con Drago il quale, allontanatosi dal capoluogo siciliano dopo il grande terremoto del ’68, fonda insieme a Scaldati e altri il Piccolo Teatro di Palermo. In questo periodo Scaldati recita e scrive alcuni testi prodotti dalla nuova Cooperativa I Draghi 74, quali Attore con la ‘O’ chiusa (1974, primo “canovaccio”, dunque non un testo vero e proprio, scritto da Scaldati e diretto da Gigi Burruano), Il Pozzo dei Pazzi (sempre del 1974, scritto e diretto da Scaldati) e Manu Mancusa. Lo spettacolo, co-diretto con Burruano, segna la conclusione della collaborazione tra Drago e Scaldati, ma indica anche una svolta fondamentale nel percorso di quest'ultimo, il quale non interromperà più la propria attività di scrittura.

 

Nel ’76 insieme agli altri apre uno spazio, La locanda degli Elfi, dove debutta Cuniesci Arriniesci (spettacolo del ’77 il cui canovaccio andò a ispirare il testo Il cavaliere Sole di due anni successivo). Tra il 1976 e il ’78, all’interno della Cooperativa Teatrale Gruppo 5 presenta Lucio (il cui primo titolo è In forma di rosa), uno spettacolo decisamente diverso dai precedenti, inizialmente non capito per via della forza poetica e immaginifica che così tanto si differenziava dall’ironia giocosa degli spettacoli con cui aveva conquistato Palermo.
Dal 1980 all’85 Scaldati, che ne frattempo ha messo su famiglia e avuto due figli, lavora – soprattutto in qualità di attore – presso il Teatro Biondo, appena divenuto Stabile sotto la guida di Pietro Carriglio; viene scritturato dai fratelli Taviani per il film del 1984, Kaos. Tuttavia non smette di scrivere né di rappresentare i propri spettacoli, prodotti tanto dal Piccolo quanto dal Biondo. Sono di questo periodo: Il Cavaliere Sole (1979-’80, non pubblicato, ripreso più volte di cui l’ultima versione per la scena è del 2008), Facciamo l’amore (1980, presentato più volte anche con un’aggiunta-variante, Fiorina), La guardiana dell’acqua (1981), Assassina (1984, i due testi, composti per frammenti ed entrambi pubblicati nel ’90 per Ubulibri, rappresentano un altro cambiamento nella scrittura scaldatiana), Indovina Ventura (1983, non pubblicato, ripreso più volte anche in anni recenti).
Nel 1987 con lo spettacolo Assassina vince il premio TTVV a Riccione, arriva la fama su scala nazionale supportata dall’autorevolezza di Franco Quadri: sopraggiungono altri premi e tournee in tutt’Italia; nell’89 Il pozzo dei pazzi viene diretto da Elio De Capitani e nel ’90 Lucio viene messo in scena da Chérif; nel 1990 viene pubblicata una prima raccolta di quattro testi scritti in un arco di tempo di oltre dieci anni (Il Pozzo dei pazzi, La guardiana dell’acqua, Assassina, Occhi) per la casa editrice Ubulibri. Sempre tra l’89 e il ’91 dirige il Piccolo Teatro, porta avanti un progetto di messinscena in tre momenti, Angeli (1988-’90), insieme all’attrice Antonella Di Salvo, che in seguito si rivelerà preziosa collaboratrice. Tuttavia Scaldati rifiuta la notorietà acquisita e si ritira dalla scena ufficiale per trovare nell’intimità del laboratorio una più feconda dimora creativa. L’avventura del Laboratorio Femmine dell’Ombra prende avvio nel 1992 con l’intento di lavorare su un’opera dal progetto vastissimo, Femmine dell’Ombra, viene formata un’Associazione omonima, rimane in piedi fino al ‘98-‘99 supportata per tutto il tempo dalla presenza di Di Salvo; si svolgono diversi progetti con e nei quartieri più disagiati della città (la loro sede sarà, fino al 2013, proprio nel quartiere Albergheria).

Oltre al testo cardine che nel frattempo trova delle riduzioni- varianti presentate e raccolte separatamente (Sul muro c’è l’ombra di una farfalla, 1992-96 Si aprono i tuoi occhi ed è l’aurora, 1997, Sabella, la cui prima versione era L’ombra della luna, 1998, La gatta rossa, 1998, Ombre Folli, 1999, tutti mai pubblicati), di questo periodo sono gli spettacoli legati ad un’altra famosa coppia del teatro scaldatiano: Totò e Vicé. Comparsi per la prima volta come personaggi all’interno del testo del 1983, Indovina Ventura, trovarono un primo autonomo spazio nel 1993, quando vennero portati in scena in occasione delle Orestiadi di Gibellina. Sempre a Gibellina l’anno successivo Scaldati presenta una variante, Totò e Vicé e l’angelo delle lanterne; fanno seguito a questi due testi anche altre elaborazioni, Totò e Vicé sono in realtà… due  lucciole (1995), Sono Totò e Vicé due pupi di zucchero, (s.d.), e Mastra e bambina, (non datato). Queste versioni troveranno un accorpamento nell’edizione per i tipi di Rubbettino soltanto dieci anni dopo, nel 2003. Altri due testi composti sotto il segno del Laboratorio Femmine dell’Ombra sono La locanda invisibile, Premio Ubu e co-produzione del Teatro Biondo e Santa e Rosalia, testo fortemente legato alla città – all’anima –  di Palermo, entrambi del ’96 ed entrambi mai pubblicati nonostante le varie riprese anche durante gli anni Duemila. Negli anni Novanta torna a ricoprire il ruolo di attore cinematografico soprattutto per il regista palermitano Pasquale Scimeca  in film quali La notte di San Sebastiano (1993), I briganti di Zambùt (1997) o nel 2005 La Passione di Giosuè l'ebreo, ma venne diretto anche da il più noto Giuseppe Tornatore ne L’uomo delle stelle (1995) e, in anni più recenti, in Baarìa (2009).
Tra la fine dei ’90 e i primi anni del nuovo millennio si esaurisce la spinta del primo laboratorio, Di Salvo e Scaldati separano il proprio percorso, ma continua il lavoro laboratoriale presso il quartiere l’Albergheria, sia su testi preesistenti (con una predilezione per alcuni classici shakespeariani) sia lavorando su originali dell’autore palermitano. Nel 2000-2001 viene aperta l’Associazione Compagnia delle Lanterne, parentesi brevissima subito sostituita nel 2002 dalla Compagnia Franco Scaldati tuttora attiva anche dopo la morte dell’autore. Durante questi anni si avverte un rinnovamento nelle figure che affiancano il lavoro di Scaldati; nel biennio 2005-2006 ricopre la carica di direttore artistico presso le Orestiadi di Gibellina; diversi testi vengono pubblicati con una frequenza sicuramente maggiore rispetto il passato (Adelina, Adelina e Adelina cosa fanno? Tyita 2003, Libro Notturno, ERSU 2005, Pupa Regina. Opere di fango, Ubulibri 2005, La gatta di Pezza, Ubulibri 2009, Teatro all’Albergheria, Ubulibri 2009 contenente i testi La notte di Agostino il topo e Sonno e Sogni, Oratorio per Don Giuseppe, I quaderni del Sarto, 2012, dedicato alla figura di Padre Pino Puglisi, ucciso dalla mafia).  Nel 2003 è uno dei protagonisti del film diretto da Ciprì e Maresco, Il ritorno di Cagliostro, (coi quali progetterà di lavorare assieme per gli sketch di Cinico TV), nel 2012, insieme a Franco Maresco e Roberta Torre, realizza spettacoli e laboratori per la rassegna In Cantiere ai Cantieri Culturali alla Zisa a Palermo. Scaldati continuerà a lavorare con la propria compagnia, tra laboratori e spettacoli, fino al 1 giugno 2013, giorno in cui muore.